Gli elementi secondo Zion e Samuel Cereghini
Un grande, gradito ritorno sulle scene comasche per un progetto che, da quindici anni, rappresenta una delle realtà più intriganti, innovative e originali del panorama non solo comasco. "Tattwa" è l'opera di Zion che sarà presentata in anteprima giovedì 27 gennaio alle 21.30 allo Spazio Gloria di via Canturina 72. Zion è la creatura polimorfa di Samuel Elazar Cereghini, percussionista, batterista, compositore ma anche cantante e chitarrista quando si disimpegna con eventi dedicati a miti personali come Bob Marley e Rino Gaetano. È una presenza della scena musicale comasca da tanti anni e, negli ultimi tempi, presta il suo approccio visionario, policromo e mai banale alle percussioni ai Sulutumana, un connubio che poteva sembrare azzardato, irrealizzabile e che, invece, ha portato nuova linfa alla celebre formazione. Ma Cereghini non ha mai abbandonato del tutto Zion e al Gloria assisteremo a una nuova nascita. "È una composizione divisa in cinque movimenti dedicata ai cinque elementi - terra, acqua, fuoco, aria, etere - che mescolandosi danno origine a tutte le realtà dell'universo". Un approccio al suono assolutamente eterodosso: "Gli strumenti acustici incontrano quelli elettronici, sintetizzatori analogici, campionatori digitali attraverso i quali i suoni raccolti 'sul campo' diventano strumenti al servizio della composizione". Non sarà un lavoro unicamente musicale: "L'arte visiva ha un ruolo determinante sia nello svolgersi dello spettacolo sia nell'esposizione dei contenuti. Sequenze di scatti fotografici degli elementi creano dei filmati che, proiettati, diventano sfondo a eventi grafici. Disegni animati danno vita al protagonista di questo spettacolo: un uomo stilizzato che rappresenta l'individuo - qualsiasi individuo - nel percorso attraverso la materia", anticipano ancora le note a questa realizzazione particolarmente impegnativa che ricade su tre esecutori: lo stesso Cereghini che alternerà tromba, tamburi, chitarra, steel drum, vasi, Theremin, chitarra, midi vibe e voce, Gianluca Cerchiello alle tastiere e alla voce e Nicola Maria Lanni ai mix video e voce. Di quest'ultimo anche il montaggio video con foto di Marco Coppola e disegni di Francesca Marcon. Nel passato di Zion ci sono due dischi, uno omonimo (che specificava, già appropriatamente "Progetto di ricerca & sperimentazione culturale") e "Kala - The beginning of the end". Difficile che "Tattwa" (una parola sanscrita che indica gli elementi fondativi) possa diventare "solo" un album: il suo futuro è multimediale, il suo presente è giovedì 27 al Gloria, per assistere in diretta alla creazione.
La Provincia - 27 gennaio 2011 - Alessio Brunialti
Un grande, gradito ritorno sulle scene comasche per un progetto che, da quindici anni, rappresenta una delle realtà più intriganti, innovative e originali del panorama non solo comasco. "Tattwa" è l'opera di Zion che sarà presentata in anteprima giovedì 27 gennaio alle 21.30 allo Spazio Gloria di via Canturina 72. Zion è la creatura polimorfa di Samuel Elazar Cereghini, percussionista, batterista, compositore ma anche cantante e chitarrista quando si disimpegna con eventi dedicati a miti personali come Bob Marley e Rino Gaetano. È una presenza della scena musicale comasca da tanti anni e, negli ultimi tempi, presta il suo approccio visionario, policromo e mai banale alle percussioni ai Sulutumana, un connubio che poteva sembrare azzardato, irrealizzabile e che, invece, ha portato nuova linfa alla celebre formazione. Ma Cereghini non ha mai abbandonato del tutto Zion e al Gloria assisteremo a una nuova nascita. "È una composizione divisa in cinque movimenti dedicata ai cinque elementi - terra, acqua, fuoco, aria, etere - che mescolandosi danno origine a tutte le realtà dell'universo". Un approccio al suono assolutamente eterodosso: "Gli strumenti acustici incontrano quelli elettronici, sintetizzatori analogici, campionatori digitali attraverso i quali i suoni raccolti 'sul campo' diventano strumenti al servizio della composizione". Non sarà un lavoro unicamente musicale: "L'arte visiva ha un ruolo determinante sia nello svolgersi dello spettacolo sia nell'esposizione dei contenuti. Sequenze di scatti fotografici degli elementi creano dei filmati che, proiettati, diventano sfondo a eventi grafici. Disegni animati danno vita al protagonista di questo spettacolo: un uomo stilizzato che rappresenta l'individuo - qualsiasi individuo - nel percorso attraverso la materia", anticipano ancora le note a questa realizzazione particolarmente impegnativa che ricade su tre esecutori: lo stesso Cereghini che alternerà tromba, tamburi, chitarra, steel drum, vasi, Theremin, chitarra, midi vibe e voce, Gianluca Cerchiello alle tastiere e alla voce e Nicola Maria Lanni ai mix video e voce. Di quest'ultimo anche il montaggio video con foto di Marco Coppola e disegni di Francesca Marcon. Nel passato di Zion ci sono due dischi, uno omonimo (che specificava, già appropriatamente "Progetto di ricerca & sperimentazione culturale") e "Kala - The beginning of the end". Difficile che "Tattwa" (una parola sanscrita che indica gli elementi fondativi) possa diventare "solo" un album: il suo futuro è multimediale, il suo presente è giovedì 27 al Gloria, per assistere in diretta alla creazione.
La Provincia - 27 gennaio 2011 - Alessio Brunialti
ZION : "KALA: The Beginning of the End"
Il nonetto ZION – costituito nel 1996 dal polistrumentista Samuel Elazar Cereghini, cui sono attribuibili gli arrangiamenti e gran parte delle composizioni – offre con "KALA: The Beginning of the End" un'opera prima piuttosto singolare. Fra dissolvenze (i brani sono a volte soltanto brevissimi spunti lasciati in sospeso) e reiterazioni ritmiche, mutuate dal minimalismo come da musiche etniche, si dipana un percorso musicale che sa ottenere un carattere terreno ed ancestralmente ritualistico da una dimensione prevalentemente acustica. I momenti migliori sono quelli orchestrali, più elaborati e dai colori un po' cupi.
Musica Jazz - N.2 Febbraio 2001- Libero Farnè
Il nonetto ZION – costituito nel 1996 dal polistrumentista Samuel Elazar Cereghini, cui sono attribuibili gli arrangiamenti e gran parte delle composizioni – offre con "KALA: The Beginning of the End" un'opera prima piuttosto singolare. Fra dissolvenze (i brani sono a volte soltanto brevissimi spunti lasciati in sospeso) e reiterazioni ritmiche, mutuate dal minimalismo come da musiche etniche, si dipana un percorso musicale che sa ottenere un carattere terreno ed ancestralmente ritualistico da una dimensione prevalentemente acustica. I momenti migliori sono quelli orchestrali, più elaborati e dai colori un po' cupi.
Musica Jazz - N.2 Febbraio 2001- Libero Farnè
ZION – KALA
Musica ad alta valenza impressionista, quella degli Zion, tesi a disegnare con gli strumenti (più vasti del solito, almeno come timbriche: clarinetti, flauti, fisarmonica, oboe ed un set di percussioni) una serie di quadri minimali ma non troppo stilizzati, semmai giocati su una destrutturazione del folk, del jazz, di qualche radice etnica, verso zone liberate e ricche di suggestioni. L'effetto di tutto il disco ha un sapore a tratti sorprendente: che siano le cadenze fatali di "Walla-Walla", oppure quelle visionarie e primordiali de "Inward Spyral", le ossessioni di "Traditional" o i reticoli ritmici di "Oregon (For Work)", l'equilibrio sonoro trova diversi punti di fuga, spazi con cui i musicisti – e sprattutto il loro principale mentore, Samuel Elazar Cereghini – giocano a piacimento, senza darsi una direzione precisa, ma seguendo, piuttisto la suggestione di un'idea, spesso fino al suo prosciugamento. Figlio di avanguardie melodiche black, dell'Oriente, di alcuni ricordi colti ed ascetici e di una buona inclinazione alla jam session, "Kala" sorprende per le sue deviazioni inattese, quelle che aprono un pezzo come "Tué" verso spiragli latino-americani, oppure prendendo i soffi di un'emblematica "Bambou" per creare un'atmosfera rarefatta e quasi creazionista, o ancora, si raccolgono in cerchio per "What For". Non ci sono voci ad interrompere il flusso di coscienze sonore che fanno di questo CD una piacevolissima scoperta di come la curiosità possa ancora generare, alle soglie di una nuova era espressiva, cose decisamente belle.
Mucchio Selvaggio - 5 Dicembre 2000 - John Vignola
Musica ad alta valenza impressionista, quella degli Zion, tesi a disegnare con gli strumenti (più vasti del solito, almeno come timbriche: clarinetti, flauti, fisarmonica, oboe ed un set di percussioni) una serie di quadri minimali ma non troppo stilizzati, semmai giocati su una destrutturazione del folk, del jazz, di qualche radice etnica, verso zone liberate e ricche di suggestioni. L'effetto di tutto il disco ha un sapore a tratti sorprendente: che siano le cadenze fatali di "Walla-Walla", oppure quelle visionarie e primordiali de "Inward Spyral", le ossessioni di "Traditional" o i reticoli ritmici di "Oregon (For Work)", l'equilibrio sonoro trova diversi punti di fuga, spazi con cui i musicisti – e sprattutto il loro principale mentore, Samuel Elazar Cereghini – giocano a piacimento, senza darsi una direzione precisa, ma seguendo, piuttisto la suggestione di un'idea, spesso fino al suo prosciugamento. Figlio di avanguardie melodiche black, dell'Oriente, di alcuni ricordi colti ed ascetici e di una buona inclinazione alla jam session, "Kala" sorprende per le sue deviazioni inattese, quelle che aprono un pezzo come "Tué" verso spiragli latino-americani, oppure prendendo i soffi di un'emblematica "Bambou" per creare un'atmosfera rarefatta e quasi creazionista, o ancora, si raccolgono in cerchio per "What For". Non ci sono voci ad interrompere il flusso di coscienze sonore che fanno di questo CD una piacevolissima scoperta di come la curiosità possa ancora generare, alle soglie di una nuova era espressiva, cose decisamente belle.
Mucchio Selvaggio - 5 Dicembre 2000 - John Vignola